Cammino allegramente

Cammino allegramente fra le “stoppie” dell’erba tagliata. Mi chiedo se devo essere prudente in quel luogo solitario, dove nessuno può sentirmi. Affronto il sentiero che si allarga e si stringe dentro l’erba alta, e mi guardo intorno per capire se sono in pericolo. Il silenzio è un po’ bello, ed un po’ isola assetata. Non riesco a decidere se allontanarmi dal punto sicuro di partenza, ma il sentiero si chiude e decide per me. Il primo tentativo di passeggiare solitaria sparisce, ma rimane come desiderio inespresso. Mi fermo e tasto la forza delle mie gambe, pigiando i piedi a terra. Sembrano affidabili, e mi invitano ad usarle per soddisfarmi. Ecco un bel sentiero nuovo, che “serpeggia” verso il basso della collina. Le curve lasciano vedere lontano e, solo in pochi punti i rami degli alberi, scendono per costruire un passaggio più stretto. Di lato l’erba alta e qualche rovo marginano i campi ben curati dal contadino, che sale e scende con il trattore. Non sono sola, posso andare avanti, e mi concedo la curiosità di capire dove finisce il sentiero. Poi mi accorgo che scende e scende, ed il caldo addosso esubera il troppo dei miei vestiti. Non sono contenta di tornare indietro, ma il rischio di non riuscire a risalire mi trattiene. Peccato davvero non avere il coraggio di perdermi! Annuso ancora un po’ l’aria pulita, guardo di nuovo i campi tagliati come pezze di stoffa, e mi pento di questo timore. Non riesco quasi mai ad arrivare alla fine della mia curiosità, e rinsavire diventa un vestito stretto. Giro i fianchi ed osservo la strada in salita, e distraggo il mio presagio recitando una preghiera. I miei piccoli passi, impostati come imparato in montagna, trasformano le mie scarpe nei cingoli del trattore. Salgo con forza, e sento le gambe sicure, e prego senza dare importanza all’erba che calpesto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *